Chi siamo

Un convento, una storia, una presenza

Da quasi cinque secoli, alla Giudecca, una presenza di fede, preghiera e servizio nel cuore di Venezia.

Il convento del Santissimo Redentore sorge alla Giudecca, sull’isola che per secoli ha guardato il cuore pulsante di Venezia dall’altra sponda del canale. Qui, dove l’acqua riflette la maestosa facciata palladiana, i frati Cappuccini vivono e pregano da quasi cinque secoli, custodendo una storia che intreccia fede, pestilenza e gratitudine.

Siamo una comunità di Frati Minori Cappuccini, eredi di quella riforma francescana nata nel 1528 dal desiderio di vivere il Vangelo con radicalità, nella povertà più rigorosa e nella preghiera contemplativa. Come i nostri confratelli sparsi nel mondo, portiamo l’abito con il lungo cappuccio che ci ha dato il nome e custodiamo il patrimonio spirituale di San Francesco, la sua Regola e il suo Testamento.

Una storia che affonda le radici nel 1539

Le radici veneziane
La nostra presenza a Venezia affonda le radici nel 1539, quando padre Bernardino Ochino, allora Generale dell’Ordine, giunse in città per predicare la Quaresima.

Qui incontrò padre Bonaventura, un frate osservante che alla Giudecca si era costruito un piccolo romitorio dedicato a Santa Maria degli Angeli, cercando di vivere più conformemente la Regola francescana.Quel luogo divenne la prima dimora dei Cappuccini a Venezia.

Non furono anni facili. Dopo la defezione dell’Ochino, passato alla Riforma protestante nel 1543, i Cappuccini furono allontanati e dovettero ritirarsi al Monte dei Corni, costruendo un piccolo convento in legno su palafitte.

Ma la stima guadagnata attraverso la predicazione semplice ed evangelica e la testimonianza di vita aprì nuovamente le porte.

Una presenza viva
Nel 1551 tornammo definitivamente a Santa Maria degli Angeli, accolti dalla nobildonna Fiorenza Trevisan Corner.

Da quel piccolo conventino, grazie alla centralità della città e alla possibilità di dialogare con le autorità della Serenissima, si stabilì il Superiore Provinciale, che governava tutti i Cappuccini delle Tre Venezie e di parte del ducato mantovano.

All’ombra della chiesetta di Santa Maria degli Angeli cominciò così una presenza stabile, fatta di predicazione popolare, vita contemplativa e servizio ai poveri.

Il voto della Serenissima

Il voto del 1576 e la fine della peste: nasce il Tempio del Redentore.

Nel 1575 una pestilenza spaventosa colpì Venezia, proveniente dalla Germania. Le vittime furono stimate in circa cinquantamila, quasi la metà della popolazione. La città sembrava morire giorno dopo giorno, casa dopo casa. Fu allora che il Senato, l’8 settembre 1576, per bocca del Doge, fece voto solenne nella Basilica di San Marco: erigere un tempio al Redentore Divino, da visitarsi in perpetuo ogni anno dalla Signoria.

Subito dopo il voto, come per incanto, la mortalità diminuì sensibilmente fino a cessare del tutto. La terza domenica di luglio del 1577 la città fu dichiarata libera dalla peste.

Un capolavoro di fede, arte e formazione

Il Tempio del Redentore
La scelta del luogo per la costruzione del tempio votivo non fu casuale: si tenne conto della vicinanza del convento dei Cappuccini, che potevano così garantirne l'ufficiatura.

Nel 1577 il Superiore Provinciale padre Domenico da Costa di Rovigo accettò la cura spirituale del futuro tempio, ponendo però condizioni significative: la proibizione di sepolture all’interno della chiesa, per evitare qualsiasi forma di rendita fissa in omaggio all’impegno per la povertà, e la costruzione del coro dietro il presbiterio, che tanta suggestiva profondità aggiunge all’architettura palladiana.

Andrea Palladio progettò quello che sarebbe diventato il suo capolavoro religioso. Costruito tra il 1577 e il 1587 con finanziamento adeguato e consacrato nel 1592, il Tempio del Redentore riuscì la più grandiosa e perfetta opera religiosa dell’arte palladiana, un insigne monumento di Venezia che ancora oggi domina la Giudecca.

Una vocazione formativa e culturale
Questo luogo ha sempre avuto per i frati cappuccini un'identità formativa e culturale. Già negli stessi anni della fondazione, il conventino divenne sede di un modesto Studio Teologico, uno dei primi organizzati in Provincia dopo la promulgazione delle Costituzioni del 1552.

Per centinaia di anni questa identità è stata espressa soprattutto attraverso le attività dello Studio Teologico “Laurentianum”, che ha accompagnato generazioni di candidati alla vita cappuccina ad affrontare le sfide culturali che si presentavano, ad approfondire il Mistero di Dio, ad acquisire gli strumenti per comunicarlo e a viverlo attraverso la preghiera e la vita fraterna.

Eredità viva di questa attività è la Biblioteca provinciale, che custodisce circa 7.000 volumi per il fondo antico e quasi 60.000 per il fondo moderno, ancora attivo. Un patrimonio librario che testimonia secoli di studio, ricerca e trasmissione del sapere teologico e filosofico.

Con la chiusura dello Studio Teologico si apre una nuova fase della storia della presenza dei cappuccini in laguna. Il convento continua ad esprimere la caratteristica identità formativo-culturale del luogo, non più ad intra, a favore dei candidati alla vita cappuccina, ma ad extra, a favore di quanti oggi stanno cercando – esplicitamente o implicitamente – le modalità per orientarsi all’interno dei cambiamenti in atto. E lo fa mantenendo lo stile con il quale si è sempre cercato di incarnare il carisma francescano-cappuccino: l’accoglienza e il dialogo.

La nostra missione

Una storia che continua

Non solo memoria, ma vita: ogni giorno preghiamo, accogliamo e accompagniamo chi cerca luce e speranza, come “frati del popolo” nel cuore di Venezia.

Oggi continuiamo a vivere qui quella stessa vocazione francescana che animò i primi frati: preghiera contemplativa, vita fraterna, servizio al popolo di Dio e apertura culturale. Custodiamo il Tempio del Redentore, celebriamo l’Eucaristia quotidiana e accogliamo i pellegrini che ogni anno, la terza domenica di luglio, attraversano il ponte votivo ripercorrendo il cammino di gratitudine della Serenissima.

La nostra presenza non è solo memoria di un passato glorioso, ma testimonianza viva del Vangelo nel cuore di Venezia. Come i nostri confratelli che nei secoli hanno predicato con semplicità evangelica, assistito gli appestati nei lazzaretti e accompagnato spiritualmente il popolo veneziano, vogliamo essere oggi “frati del popolo”, vicini come amici e consiglieri spirituali a chiunque bussi alla nostra porta.

Tra queste mura che custodiscono secoli di preghiera, sotto la cupola progettata da Palladio, davanti all’altare maggiore disegnato nel 1680 da padre Giuseppe da Vicenza – un nostro confratello –, continuiamo a lodare il Redentore che liberò Venezia dalla peste e continua a liberare ogni uomo dal male e dalla morte.

Segni concreti di una presenza viva

Non sono solo numeri, ma tracce di una fraternità che prega, accoglie e accompagna. Una storia che continua ogni giorno.
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Del Redentore dal 1577
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