Redentore 450: due anni di anniversari

Le occasioni che ricordiamo

Il 1576 è l’anno in cui il Senato della Repubblica di Venezia deliberò in modo pressoché unanime (84 voti contro 2 e 1 astenuto) di far voto che se la città fosse stata liberata dal flagello della peste, avrebbe eretto una nuova chiesa da dedicare al Redentore.

Nel 1577, invece, dopo aver scelto la forma della pianta del futuro Tempio votivo, il 3 maggio il Patriarca Giovanni Trevisan benedisse la prima pietra, mentre il giorno 21 luglio ebbe luogo in forma solenne la prima processione.

Il pellegrinaggio

Il suo significato

Celebrato ogni anno nel mese di luglio, il pellegrinaggio al Redentore costituisce un momento di profonda devozione popolare, ma anche un importante evento identitario che coinvolge l’intera comunità veneziana. La festa del Redentore nasce come risposta a una delle più gravi calamità che colpirono la Serenissima Repubblica nel XVI secolo: la peste del 1575-1577. Nel corso dei secoli, esso ha mantenuto il suo carattere religioso originario, arricchendosi tuttavia di elementi culturali, sociali e simbolici che ne hanno consolidato il ruolo nella memoria collettiva della città.

Nel XVI secolo Venezia era una delle principali potenze commerciali del Mediterraneo. La sua posizione strategica e l’intenso traffico marittimo la rendevano però particolarmente esposta alla diffusione delle epidemie. Le cronache dell’epoca riportano che la malattia causò la morte di circa un terzo degli abitanti della città. Le autorità veneziane adottarono numerose misure sanitarie, tra cui l’isolamento dei malati e il potenziamento dei lazzaretti, ma l’epidemia continuò a diffondersi provocando paura e disorientamento tra la popolazione. Di fronte alla gravità della situazione, il Senato della Repubblica decise di ricorrere anche alla dimensione religiosa.

Il 4 settembre 1576 venne formulato un voto solenne a Cristo Redentore: se la città fosse stata liberata dalla peste, sarebbe stata edificata una chiesa dedicata al Santissimo Redentore e ogni anno si sarebbe svolta una processione votiva di ringraziamento.

La prima processione votiva si svolse il 21 luglio 1577. In quell’occasione il doge, i membri del Senato, il clero e la popolazione attraversarono un ponte temporaneo costruito su barche per raggiungere la nuova chiesa del Redentore. Questo attraversamento costituiva il momento centrale del pellegrinaggio.

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Joseph Heintz, "La processione del Redentore"
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Italico Brass, "Veduta di Venezia con il ponte votivo durante la festa del Redentore"

Il ponte galleggiante permetteva di collegare simbolicamente il cuore politico e religioso di Venezia con il luogo consacrato al voto. L’itinerario processionale esprimeva il passaggio dalla sofferenza causata dalla peste alla speranza della rinascita e della salvezza.

Nel corso dei secoli mantenne sostanzialmente invariata la sua struttura. Ogni anno le autorità civili e religiose rinnovavano il voto originario recandosi in processione alla chiesa del Redentore. La partecipazione popolare divenne progressivamente sempre più ampia, trasformando la celebrazione in un appuntamento fondamentale della vita cittadina.

La continuità della tradizione testimonia la forza del legame tra la comunità veneziana e la memoria dell’evento fondativo.

Il racconto del primo pellegrinaggio

Da "Liberatione di Venetia, insieme con il voto fatto dalli Signori di una Chiesa dedicata al Sommo Nostro Redentore", scritto da Mutio Lumina il 22 luglio 1577
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[…] Douendo andare adunque sua Serenità, tutto il Clero e le Scuole alla Giudeca solennemente era troppo gra disturbo passar un sì largo (dirò) lago per barca. Ei perciò fecero far un ponte, che giunge dalla Piazza di San marco à San Giouanni della Giudeca, cosa grande e ammirabile, fu fatto in quattro giorni, e compiuta sì gran machina oltre il creder d’ogniuno. E lungo questo ponte 2550 piedi, e largo 18 fatto sopra Galee, e altri gran vascelli, che eccedono il numero di ottanta, e ha un’arco nel principio verso la Piazza fatto assai bene, e fu tolto via tutti gli infuori, et le Botteghe de artigiani, rimanendo la piazza del tutto libera.

I panni tirati sopra antenne cominciano alla porta grandi di Palaggio, e andauano con un buon giro alla porta del ponte, essendo il ponte altresì coperto. La libraria, che è posta dirimpetto al palaggio era gloriosamente fornita, perché sotto à portichi v’erano razzi pretiosi che copriano tutte le botteghe, e il maro, ad ogni colonna u’erano stendardi dorati, e innumerabili festoni pendenti sopra il modiglione vi era un fregio di razzi, che scorre per tutto. Insomma non ui era tralasciata cosa alcuna perché honareuole, e ammenissima douesse riuscir tal fatura, essendoui, oltre le innumerabili bandrere, e stendardi generali, tapedi, e scudi dorati con l’arme de’ Signori della Sanità tutti gratiosamente disposti.

[…]

Essendo le cose in questa maniera si cominciò la processione, la qual fu fatta diuotamente, e fu prima la Scola di Santa Maria della Carità, laqual mostro molta anzi infinite cere ardenti ad honor di Dio Ottimo Massimo. Fu seconda Santa Maria della Misericordia. Terza San Marco. Quarta San Giouanni, tutte copiose di gran luminarie. Fu quinta la Scola del Glorioso San Rocco, nella quale fu ueduto molte belle significationi rappresentate con persone viue riccamente, e giudiciosamente disposti. 

Quanta ricchezza, e bellezza di dimostrazioni, e di ori, e artenti fosse in questa Scola, e in quella di San Theodoro che seguì, lascio per breuità nella penna. Basta questo, che fu così disposta, e bella questa processione, che rese ammiratione à tutti.

Seguirono poi Frati di più ordini raccolti sotto quatordici stendardi; e si sono uedute in questi molte Reliquie.

Dopo vennero tutti gli Sacerdoti raccolti sotto Undeci Stendardi, e pieni di infinite Reliquie, e onusti di manti d’oro, e di perle. Eraui il Reueren. Primicerio di San Marco, e poco dopo  il Reueren. Patriarca d’Armenia. Poscia infine il Reueren. Patriarca nostro vestito candidamente.

Compare poscia l’Inuitissimo, e serenissimo Sebastiano Veniero Duce, vestito di bianco tutto, e accompagnato da molti Illustriss. Ambasciatori, e gran numero di Gloriosi Senatori, i quali rendeano vista humanamente beata. Nello arriuo di sua Serenità al ponte parue disfarsi il mondo perché d’Artiglierie, Tamburi, Trombe e voci di popolo, fu gioiosamente e repentinamente percossa l’aria.

Signore io confesso bene, che quando non hauessi ueduto il contagio in Vinegia, ch’io crederei, che non solamente non fosse morta, ma duplicata la gente. Vi fu tanto grà calca che non capiuano né in sì spatioso campo, né sù soleri, che tutto quel gran canale era di genti coperto. Tanto basti ui della liberatione. Hore per non tralasciare cosa alcuna, vi voglio scriuere qualche cosa della Rosa, che alli Sette del presento portò il Reueren. Legato à donar al Principe nostro mandato da Sua Santità. 

ponte redentore urbano disegno ponte
Disegno del ponte votivo della festa del Redentore, stampa di giornale, fine del XIX secolo.

Un PROGETTO per celebrare l'anniversario

Il Ponte della Speranza. Un viaggio tra storia, arte e amicizia verso il Redentore attraverso il racconto del piccolo pellegrino Redento

Per celebrare questo importante anniversario, noi frati desideriamo proporre alla cittadinanza il progetto: Il Ponte della Speranza. Un viaggio tra storia, arte e amicizia verso il Redentore attraverso il racconto del piccolo pellegrino Redento. Esso è un percorso ideato dalla dott.ssa Silvia Rapisarda, che collabora con noi nell’ambito della Biblioteca Provinciale.

Il Ponte della Speranza” è un’esperienza educativa, culturale e spirituale rivolta ai bambini della scuola dell’infanzia e della scuola primaria, pensata per far conoscere la Chiesa del Santissimo Redentore e la tradizione del pellegrinaggio del Ponte Votivo attraverso il linguaggio del gioco, della narrazione e della scoperta.
Partendo dalla storia del voto dei veneziani durante la peste e dalla costruzione della chiesa come segno di gratitudine e speranza, i bambini vengono accompagnati in un percorso esperienziale che trasforma il pellegrinaggio in un’avventura a tappe. Attraverso racconti animati, attività laboratoriali, giochi cooperativi, osservazione dell’architettura e semplici momenti di riflessione, i partecipanti scoprono il significato del ponte come simbolo di incontro, amicizia, solidarietà e cammino verso gli altri.

Molto concretamente, questo progetto prevede un tempo di visita alla chiesa e al convento del SS. Redentore, durante il quale il gruppo di bambini vivrà un primo momento di attività ricreative preparatorie alla visita dei luoghi, che invece caratterizza il secondo momento. Cliccando sul link sottostante, è possibile scaricare in anteprima il materiale didattico contenente le attività laboratoriali in preparazione alla visita guidata della chiesa.
Per informazioni e per fissare la data della visita, vi preghiamo di contattarci all’indirizzo email convento.redentore.venezia@gmail.com.

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