
Francesco. Il suo natale
Venezia, CHIOSTRO del convento del SS. Redentore – 13 settembre 2026
SPETTACOLO TEATRALE “Francesco. Il suo natale”
In occasione dell’ottocentenario della morte di san Francesco (1226-2026), dopo aver esposto le sue opere nella mostra “Nudi sulla nuda terra”, ospitata negli ambienti della chiesa del SS. Redentore nel mese di luglio, i frati cappuccini sono lieti di ospitare presso il chiostro del convento una rappresentazione teatrale su testo e regia di Marcello Chiarenza, mirabilmente interpretata dal nostro confratello fr. Marco Finco, che dal 2011 è il direttore artistico del centro francescano culturale artistico Rosteum di Milano.
Natale. Morte. Quasi un ossimoro.
Nel numero de La lettura dell’11 gennaio 2026 compare un articolo di Michele Farina che intervista i due artefici di questo spettacolo, Marcello e fra Marco. A un certo punto, il giornalista fa loro questa domanda: «Che cosa c’entra il presepio con la morte? Non sono figure opposte?».
Domanda lecita, in quanto il titolo della rappresentazione fa riferimento al Natale, ed effettivamente contiene un rimando al presepe di Greccio, mentre il contesto in cui si svolge è la commemorazione della morte del Poverello. A questa domanda, fra Marco risponde che nel caso del presepe di Greccio, Natale e morte, o meglio: Natale e Passione, s’intrecciano indissolubilmente; infatti, san Francesco sceglie di rappresentare la scena della natività attraverso l’Eucarestia. Il Celano (il primo che scrive la vita del Poverello) racconta così l’episodio:
A questo proposito dobbiamo raccontare, richiamando devotamente alla memoria, quello che realizzò tre anni prima della sua gloriosa morte, a Greccio, il giorno del Natale di nostro Signore Gesù Cristo. C’era in quella contrada un uomo di nome Giovanni, di buona fama e di vita anche migliore, ed era molto caro al beato Francesco perché, pur essendo nobile e molto onorato nella sua regione, stimava più la nobiltà dello spirito che quella della carne. Circa quindici giorni prima della festa della Natività, il beato Francesco lo fece chiamare, come faceva spesso, e gli disse: «Se vuoi che celebriamo a Greccio l’imminente festa del Signore, precedimi e prepara quanto ti dico: vorrei fare memoria di quel Bambino che è nato a Betlemme, e in qualche modo intravedere con gli occhi del corpo i disagi in cui si è trovato per la mancanza delle cose necessarie a un neonato; come fu adagiato in una mangiatoia e come giaceva sul fieno tra il bue e l’asinello». Appena l’ebbe ascoltato, quell’uomo buono e fedele se ne andò sollecito e approntò, nel luogo designato, tutto secondo il disegno esposto dal santo.
E giunge il giorno della letizia, il tempo dell’esultanza! Per l’occasione sono qui convocati molti frati da varie parti; uomini e donne arrivano festanti dai casolari della regione, portando ciascuno secondo le sue possibilità, ceri e fiaccole per illuminare quella notte, nella quale s’accese splendida nel cielo la Stella che illuminò tutti i giorni e i tempi. Arriva alla fine Francesco: vede che tutto è predisposto secondo il suo desiderio, ed è raggiante di letizia. Ora si accomoda la greppia, vi si pone il fieno e si introducono il bue e l’asinello. In quella scena commovente risplende la semplicità evangelica, si loda la povertà, si raccomanda l’umiltà. Greccio è divenuto come una nuova Betlemme. Questa notte è chiara come pieno giorno e dolce agli uomini e agli animali! La gente accorre e si allieta di un gaudio mai assaporato prima, davanti al nuovo mistero. La selva risuona di voci e le rupi imponenti echeggiano i cori festosi. I frati cantano scelte lodi al Signore, e la notte sembra tutta un sussulto di gioia. Il Santo è lì estatico di fronte al presepio, lo spirito vibrante di compunzione e di gaudio ineffabile. Poi il sacerdote celebra solennemente l’Eucaristia sul presepio e lui stesso assapora una consolazione mai gustata prima.
(1Cel, XXX, 84-85)
Citando l’articolo del Farina, Marcello così risponde alla domanda del giornalista: «”Io sono il pane della vita e la luce del mondo” , dice Gesù. E
poiché nel Cantico Francesco chiama “sorella” la Morte, ecco che il momento estremo del Transito non è una scomparsa ma un autentico dies natalis, il suo vero Natale, la morte come rinascita. Ecco perché abbiamo scelto questo titolo, ecco il significato profondo nell’ottocentenario
della “morte corporale” del santo di Assisi».
La morte: argomento da evitare?
Michele Farina continua l’articolo passando attraverso una breve constatazione sulla posizione che occupa la morte nel nostro tempo: spesso rimossa, molte volte presenza/assenza negata ai bambini (troppo piccoli? Non capaci di portarne il peso? Non in grado di capirla?), quasi sempre detta attraverso circonlocuzioni talvolta troppo astruse… eppure presenza costante e martellante nei notiziari, esibita attraverso crude immagini nella cronaca nera, esasperata per solleticare curiosità e ottenere audience.
Ma il teatro, come nel mondo antico in cui nacque, serve proprio a rendere più umani i fatti della vita, a rendere un po’ più comprensibile ciò che è inafferrabile, a muovere verso la presa di coscienza e l’azione. E così agisce questo spettacolo, sembra dire fra Marco, quando sottolinea che esso è stato visto anche da un pubblico di soli bambini, i quali non hanno avuto paura, persino nel momento della morte di Francesco. Così il frate attore descrive la scena:
Sul palco dico: “Così Francesco morì, nudo sulla nuda terra” . C’è questo momento di silenzio assoluto, direi il più difficile per me attore. E dopo qualche secondo mi giro verso il pubblico. C’è un cambio di luci improvviso, e comincio a narrare della nascita di Francesco. Per cui si parla del papà, della mamma, della sua vita. C’è questo stacco, dopo un momento drammatico. Che è certamente drammatico, perché ogni morte lo è. Ma non tragico
In questa rappresentazione, quindi, si nasconde una via che con semplicità ci aiuta ancora una volta a entrare in contatto con le fragilità, con la fragilità per eccellenza che è la morte, per offrirci un altro punto di vista e accompagnarci nel nostro cammino quotidiano della vita.
Quando e dove?
Lo spettacolo di terrà domenica 13 settembre 2026, alle ore 20:00. Anche quest’anno verrà proposta come location il suggestivo chiostro del convento dietro la chiesa del SS. Redentore.
L’accesso avverrà attraverso la portineria del convento, a partire dalle 19:30. L’ingresso è libero e non è necessaria la prenotazione, ma si avvisa che i posti sono limitati. A posti esauriti, la porta d’entrata verrà chiusa, confidiamo nella vostra comprensione.
Per ulteriori informazioni, scrivere a: convento.redentore.venezia@gmail.com
SPETTACOLO TEATRALE “Francesco. Il suo natale”. Testo e regia di Marcello Chiarenza, interpretato da fr. Marco Finco.
