
Nudi sulla nuda terra.
Venezia, convento del SS. Redentore – dal 1 al 31 luglio 2026
In occasione del 450° anniversario del voto del Redentore e degli 800 anni dalla morte di san Francesco, un percorso che prende avvio proprio dai tragici eventi della peste che colpì Venezia nel 1575. Attraverso un cammino che si snoda lungo alcuni ambienti solitamente chiusi al pubblico, saremo accompagnati in un progressivo avvicinamento alle nostre personali fragilità, per ritrovarci presi per mano da san Francesco. L’esperienza di san Francesco e della fragilità del vivere vengono narrate dalle opere di Marcello Chiarenza attraverso la delicatezza delle forme, la leggerezza della sostanza, l’esilità delle strutture che le sostengono… È una forma di nudità della materia, che rimanda a ciò che è essenziale e che porta a interrogarsi su ciò che noi consideriamo essenziale per la vita.
E al termine di questo percorso, quale sarà l’aspetto che la vita di san Francesco farà risuonare in te?
1226 | 1576 | 2026
Tre date, otto secoli, un unico filo conduttore: la fragilità come grazia. Cosa accomuna il transito di San Francesco (1226), il voto di Venezia al Redentore (1576) e il nostro tempo (2026)? La risposta risiede in un’immagine potente: l’uomo che, di fronte all’estremo, si ritrova “nudo sulla nuda terra”.
Alla Porziuncola, Francesco chiede di essere deposto al suolo. Per lui, la nudità è l’ultimo atto di libertà. Dopo una vita passata a spogliarsi dei beni, del prestigio e persino dell’identità sociale, morire sulla terra nuda significa tornare alla matrice originaria. Tre secoli e mezzo dopo, ci ritroviamo tra i canali di una Venezia regina dei mari, improvvisamente messa in ginocchio dalla peste. Qui, la nudità non è una scelta mistica, ma una condizione brutale. È affascinante come due momenti storici così distanti — il crepuscolo sereno di un santo e l’alba
plumbea di un’epidemia — possano specchiarsi l’uno nell’altro attraverso una singola, potente immagine: quella della nudità.
Morire “nudi sulla nuda terra” significa smettere di possedere per iniziare a essere. Che sia la morte dolce del Poverello o quella tragica dei veneziani, la fragilità ci ricorda che non siamo
padroni della vita, ma suoi custodi. In questa spoliazione forzata o voluta, si riscopre che il dono più grande non è ciò che accumuliamo, ma ciò che siamo disposti a lasciare andare. Oggi, nel 2026, il mondo sembra aver dimenticato questa lezione.
Il percorso che si vorrebbe proporre con questa mostra è quello di una riconciliazione con la dimensione della fragilità, colta nella sua dimensione di dono, di aiuto, di bene e di benedizione; quindi, di grazia. Una grazia e una benedizione che passano attraverso la riconciliazione anche con quella realtà che più di tutte ci mette a contatto con la nostra fragilità
personale: la morte. Qui ci fa da maestro ancora una volta Francesco di Assisi, perché la terra che ci accoglierà nel nostro ultimo gesto “terreno” diventi grembo materno anche per un atto celeste di grazia.
Marcello Chiarenza
Il testo sviluppato dalle opere di Marcello Chiarenza narra di una forza di vita che emerge da tutto ciò che l’esistenza pone come una dimensione
di fragilità. Le sue opere parlano attraverso forme delicate; materiali semplici e leggeri, quotidiani; strutture esili e fragili. Tutto questo è un rimando all’essenzialità, un invito a interrogarsi su ciò che veramente consideriamo essenziale per la vita: nudi sulla nuda terra. Sono opere che parlano attraverso una fragilità che è grazia, bellezza, eleganza.
APERTURA STRAORDINARIA
Sabato 1 agosto, secondo l’usuale orario di apertura (10:00-12:30 e 14:00-17:30). Per l’occasione, alle ore 11 e alle ore 15 c’è la possibilità di vivere una visita guidata alla mostra condotta dall’artista, Marcello Chiarenza.
